venerdì 29 febbraio 2008

Informazione precaria


Diversi fatti e considerazioni mi spingono a mettere oggi per iscritto alcune idee.
Sto sviluppando in questi giorni il sito web di una radio della mia città e al termine di una riunione di lavoro con il direttore della radio siamo finiti a parlare della loro redazione e di come per motivi di costi la radio non si possa permettere il "lusso" di assumere giornalisti. La radio, come anche molte altre redazioni di giornali e radio giornali, pagano "un tot" a notizia. Per curiosità ho voluto sapere a quanto ammonta questo compenso. Bene, la cifra che avevo in mente era mostruosamente più alta di quella che il direttore mi ha riferito: per un articolo si va dai 4 agli 8 euro.
Sono cifre veramente molto molto basse per avere degli articoli con contenuti di qualità e da qui infatti mi spiego alcune cose.
Mi trovavo tempo fa ad assistere ad una conferenza che aveva come obiettivo quello di illustrare il problema ambientale che si verrà a creare a Mantova a seguito dell'abbattimento di più di 30.000 metri quadrati di bosco per la costruzione di alcuni centri commerciali vicino a Cittadella.
Ho intravisto un giornalista arrivare quando la conferenza era già iniziata: è rimasto in piedi, ha scritto qualche cosa sul blocknotes e dopo 10 minuti di orologio è schizzato via. Non biasimo certo il giornalista che per 6 o 7 euro non poteva certo permettersi di arrivare puntuale, ascoltarsi 2 ore di dibattito, magari intervistare qualcuno e poi scrivere con calma un articolo di approfondimento. Non voglio nemmeno biasimare i giornali che per motivi di bilancio, immagino, pagano gli articoli una misera.
Ora però capisco un po' meglio il perché di tanti errori di battitura (ed è il meno) e di tante approssimazioni e castronerie negli articoli (e questo è tanto più grave quanto più si tende a ritenere affidabile quel canale informativo).

mercoledì 13 febbraio 2008

Risparmiare con lo yogurt



Devo dire che sono un gran mangiatore di yogurt.
Ho acquistato gli yogurt al mercato contadino di mantova ed effettivamente sono molto buoni ma a mio avviso un po cari.

80 centesimi per 180 g di yogurt.

Ho letto su internet che produrre in casa lo yogurt non solo è un procedimento molto semplice ma anche altamente economico.

Basta acquistare una yogurtiera (che costa dai 20 ai 30 euro).
Con 1 litro di latte si producono 1000 g di yogurt!

Ovvero invece di spendere circa 4.5 Euro al mercato contadino ottengo lo stesso identico risultato spendendo 80 centesimi per 1 litro di latte!

(La macchina per fare lo yogurt consuma veramente pochissima elettricità)

Documentandomi sullo yogurt (oltre a scoprire che si può anche scrivere iogurt!!) ho scoperto che a differenza di quanto propagandato dalla pubblicità, si ritiene che i normali fermenti contenuti nello yogurt non svolgano alcun ruolo attivo all'interno dell'organismo umano: essi, infatti, muoiono appena entrano in contatto con i succhi gastrici umani, non sopportandone l'acidità.

Sono invece i fermenti detti probiotici che riescono a superare i succhi gastrici e a riportare la flora batterica ad una condizione di normalità

"I fermenti probiotici esercitano, inoltre, un'azione positiva in molti processi della digestione, prevenendo infezioni intestinali ed aggressioni da parte di funghi; rafforzano il sistema immunitario; producono le batteriocine, i cosiddetti antibiotici naturali"

Facendo il latte in casa possiamo decidere che tipo di fermenti utilizzare (basta acquistare uno yogurt che contenga tali fermenti tipo LC1 o Actimel) Visto quanto costano questi yogurt, pensate che mega risparmio!!!

Domani ci provo e poi vi racconto!

domenica 10 febbraio 2008

Conto in banca GRATUITO



Come molto spesso Beppe Grillo ha fatto notare viviamo in un paese in cui tra le banche non esiste praticamente concorrenza.
Molti servizi, tra cui alcuni di Report, hanno evidenziato questa anomalia italiana in cui mentre all'estero aprire un conto è totalmente gratutito, in italia molte banche chiedono commissioni anche fino a 100 euro all'anno per la tenuta di un banale conto corrente.

Personalmente un anno fa ho detto BASTA e mi sono messo alla ricerca di una alternativa.

Dopo una accurata ricerca ho trovato questa banca: IWBANK. Ho visto che praticamente tutti gli utenti esprimevano giudizi positivi o molto positivi sui servizi e quindi mi sono iscritto.

Il conto è totalmente gratuito (si paga solo l'imposta di bollo di 33 euro all'anno)

Tutto è gestito online tramite un sito molto ben fatto.
L'organizzazione e la velocità della banca è impressionante ed è tutto veramente molto chiaro! FINALMENTE! con contratti scritti in modo da poter essere letti anche da un comune mortale....

Visto che tutta l'operatività viene gestita online la banca regala ad ogni correntista 5 licenze dell'antivirus. E non solo, da qualche giorno tutti i correntisti stanno ricevendo una specie di chiavetta usb che genera password diverse per ogni accesso e questo aumenta notevolmente la sicurezza.

Che dire, sono molto soddisfatto!

Bonifici gratutiti, prelievi da tutti gli sportelli gratuiti, carta di credito gratutia, carta di credito ricaricabile (75 cent per ogni ricarica) possibilità di investire i propri soldi sul conto anche per soli 2 mesi (e anche meno) con interessi di circa 3% netto!

Maggiori info qui http://www.iwbank.it...

martedì 8 gennaio 2008

Il futuro è già qui... non in Italia... in Spagna!!


Qualche giorno fa ho visto un video su rai 3 a proposito di un nuovissimo impianto ad energia solare realizzato in spagna, nei pressi di Siviglia.
Quando ho visto il servizio quasi non ci credevo! Un progetto concettualmente semplice tanto economico ed efficiente!! FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA PER IL NOSTRO FUTURO!!!

BUON 2008 a tutti!


Guardate questo video

http://it.youtube.com...

Riporto qui un articolo di Repubblica che approfondisce l'argomento.



Siviglia, l'ecocittà accesa dal sole
Al via la centrale che non inquina
Operativo il più grande progetto solare-termico d'Europa
Evitata l'emissione annua di 600 mila tonnellate di anidride carbonica
DAL NOSTRO INVIATO MAURIZIO RICCI

Siviglia, l'ecocittà accesa dal sole Al via la centrale che non inquina

L'impianto fotovoltaico di Siviglia, il più grande d'Europa
SIVIGLIA - Sembra una vecchia copertina dei tempi gloriosi di "Urania", quando Karel Thole immaginava fantascientifiche porte per l'iperspazio. Oppure, a suggerire una simbologia più potente, il frontespizio di un opuscolo di qualche setta religiosa. Snella sui due suoi sottili pilastri, la torre si alza per più di 100 metri, quanto un grattacielo di 40 piani, sopra i filari di cotone, le siepi di fichi d'India, i radi olivi della campagna andalusa. La sommità è avvolta in una nuvola di luce quasi incandescente, dietro la quale si distingue un'apertura, quasi un balcone, un palco, dove la luminosità diventa, anche con gli occhiali scuri, insopportabile. Ma, se uno si sforza di guardar bene, riesce a distinguere i fasci di luce che, dal balcone, sembrano irradiarsi verso il grande, silenzioso anfiteatro di rettangoli di vetro e acciaio ai piedi della torre.

Naturalmente, è vero il contrario e sono i raggi del sole, riflessi dagli oltre 600 pannelli a specchio - ognuno di 120 metri quadri di superficie - che trasformano la torre in un accecante monumento di luce. L'impianto in funzione da un mese a Sanlùcar la Mayor, alle porte di Siviglia, è il primo pezzo del più grande progetto di energia solare d'Europa. Già oggi, la torre che sarebbe piaciuta a Karel Thole fornisce elettricità sufficiente per 6 mila case. Dopodomani, fra soli sei anni, nel 2013, quando saranno completati gli altri otto impianti previsti, la centrale di Sanlùcar sarà in grado di accendere i frigoriferi e i condizionatori di tutte le 180 mila case e i 600 mila abitanti di Siviglia. Senza un alito di anidride carbonica e di effetto serra.



Gli uomini di Abengoa non dicono quanto costa il chilowattora di Sanlùcar. Gli esperti del dipartimento dell'Energia americano calcolano, però, che il chilowattora tradizionale (cioè generato da combustibili fossili) costi, per lo più, meno di 10 centesimi di dollaro. Mentre quello del solare termico - la tecnologia dell'impianto in funzione a Sanlùcar - sta, secondo la Schott, un'azienda tedesca che produce impianti solari, fra i 15 e i 17 centesimi di dollaro. Questa cifra può essere, però, abbassata, oltre che con innovazioni tecnologiche, anche con economie di scala. Ecco perché è importante che Sanlùcar sia grande.
Abengoa ha già cominciato già a costruire un altro impianto a torre, di potenza doppia rispetto agli 11 megawatt di quello già in funzione, giusto di fianco. Ha realizzato, subito dietro, una centrale fotovoltaica. Metterà in funzione altre piattaforme, in cui gli specchi sono posti a cilindro intorno alla caldaia, dove si riscalda l'acqua. Nove impianti, quasi un campionario delle varie tecnologie solari, che faranno davvero assomigliare la piana di Sanlùcar ad un astroporto delle copertine di Urania. Ciò che conta è che il risultato finale sarà una potenza complessiva di 300 megawatt. E' una potenza ragguardevole, metà della grande centrale a carbone Enel di Civitavecchia. Ma non è una cifra a caso: è la potenza che esperti americani, come Fred Morse, giudicano necessaria ad avviare economie di scala, nell'immagazzinamento e nel trasporto dell'elettricità, sufficienti a spingere il costo di produzione verso i 13 centesimi di dollaro a chilowattora e anche più vicino alla magica soglia competitiva dei 10 centesimi.

In realtà, questi conti potrebbero presto rivelarsi obsoleti. L'asso nella manica di Sanlùcar è che, a regime, la sua produzione consentirà di evitare l'emissione di 600 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica, quanti ne sputerebbe un impianto equivalente a gas. Con le regole di Kyoto contro l'effetto serra e la possibilità di vendere sul mercato i propri risparmi di anidride carbonica, quelle tonnellate in meno possono diventare denaro sonante. Oggi, sul mercato, il diritto ad emettere una tonnellata di anidride carbonica nel dicembre 2008 vale circa 20 euro. A questi prezzi, le 600 mila tonnellate di Sanlùcar varrebbero 12 milioni di euro l'anno. Nei 25 anni di vita dell'impianto, un quarto dell'investimento iniziale. Quando questi conti saranno entrati nei bilanci delle aziende, quella di Abengoa apparirà meno una scommessa. Ma la surreale torre di Sanlùcar non sarà ugualmente la ricetta-miracolo della nuova energia, capace di risolvere tutti i problemi. Le principali fonti alternative, come sole e vento, rispondono bene, infatti, come dicono i tecnici, a necessità di picco. Ovvero, non sono in grado di fornire energia 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Quando c'è poco sole o poco vento, si produce anche poca elettricità. Ne serve altra, sottomano, per colmare il buco. La notte, a Siviglia, Sanlùcar non serve. I tecnici di Abengoa, per adesso, sono in grado di immagazzinare vapore e far girare la turbina per un'ora dopo il tramonto. Poi basta. Nel paese delle estati a 45 gradi e dei condizionatori a mille, comunque, è già molto.

(20 maggio 2007)

domenica 6 gennaio 2008

Ma quale emergenza? Ordinaria amministrazione!


Il problema dei rifiuti ha solo una soluzione e non sono certo gli inceneritori. La soluzione è semplicissima: produrre meno rifiuti.
Un esempio?
Facilissimo!

Usare il vuoto a rendere e togliere di mezzo tutte le altre cagate tipo plastica e tetapack.

Imporre per legge determinati standard nel tipo di contenitori.
Come avviene oggi per i pallet: sono standard e non vengono distrutti dopo ogni spedizione!! VENGONO RIUTILIZZATI o RIVENDUTI perche hanno ancora un valore!

Stessa cosa andrebbe fatta con gli imballi!

Non è utopico produrre meno rifiuti, è utopico pensare di continuare a vivere come ora senza subirne le conseguenze!

Anche a livello di imballi.
Invece di usare scatole piene di patatine di plastica si potrebbe mettere per legge che vengano usati i sacchetti pieni d'aria.

Le buste di plastica
Le borsine di plastica dei supermercati dovrebbero costare per legge 1 euro.
Cosi la gente si abitua a prendere su la borsina di tela.

domenica 18 novembre 2007

Occhiali da vista quanto mi costate!! Chi lucra sui problemi di salute.


Ciao a tutti, voglio oggi scrivere di una cosa che è accaduta a me ed alla mia compagna.
Tanto per chiarire, il tema è quello degli occhiali da vista.
La mia compagna, non vedendoci tanto bene, è costretta, come milioni di italiani, a portare gli occhiali da vista.

Questa settimana fa la sorte, grazie all'aiuto della mia sbadataggine, ha decretato la fine del suo attuale paio di occhiali: sono caduti a terra e si è scheggiata una lente.

Ci siamo dunque recati da un ottico di Mantova per un preventivo per la sostituzione di UNA LENTE. Bene, dopo aver scartabellato 50 listini diversi, l'ottico ha sparato una cifra di 110 Euro, scontati 100 Euro... per una lente soltanto!

A MANTOVA: 1 LENTE = 100 Euro



E io penso... certo che per costare cosi tanto le lenti devono essere per forza realizzate con materiali molto costosi, e pure costosissimo deve essere il procedimento di fabbricazione!
Poi penso anche "vuoi che online non ci sia la possibilità di farsi fare gli occhiali da vista"?
Cerco e ricerco e trovo finalmente il sito: www.tivedobene.it
Bene, ricetta alla mano, ho inserito nel sito tutti i dati delle lenti come da prescrizione dell'oculista, ho scelto una montatura da 49 euro e qualche opzione... il prezzo finale dell'occhiale era circa di 110 Euro iva compresa, spedizione compresa.

ONLINE 2 LENTI + MONTATURA + CUSTODIA = 110 Euro




Ovviamente la mia ragazza non ha voluto acquistare gli occhiali online. Il suo diniego era motivato dal fatto di non poter provare gli occhiali prima di acquistarli. E sia...

Su suggerimento di un paio di amici ci siamo recati a Proto Mantovano presso lo "Spaccio dell'occhiale" per chiedere anche li un preventivo.

SPACCIO DELL'OCCHIALE : 1 LENTE = 40 Euro



Alla fine della fiere la lente l'ha acquistata allo Spaccio. Certo i negozi di ottica del centro speculano alla grande sulla salute della gente.

venerdì 19 ottobre 2007

Tassa sui siti web!?!

Leggendo punto informatico non ho potuto fare a meno di leggere questa notizia incredibile.

La novità è questa:

Qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé spese, burocrazia, procedure.

Ovvero per aprire anche un semplice blog dovremo pagare una tassa.

Questo disegno di legge è stato varato in agosto, e nel putiferio sollevato dall'indulto è passato inosservato o meglio, come per il vday gli organi di stampa non ne hanno parlato.


In questi giorni piuttosto, ho sentito il tg1 parlare di un provvedimento simile negli usa e me la ridevo "he he gli usa... qui in italia almeno ste cagate non succedono" e invece... è stato approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.


http://punto-informat...